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Mi avvicinai alla Resistenza per i fatti che si sono succeduti dopo tanti anni di guerra, in particolar modo nella data dell’8 Settembre 1943 quando fu annunciato l’armistizio; noi qui eravamo tutti alla casa a Fiorano, era l’8 Settembre e c’era una grande sagra, lì nel pomeriggio, furono messe delle radio sulle finestre, e fummo tutti contenti e andammo a ballare.
[...] ma la Resistenza era vista…, dopo la guerra era una cosa fantastica.
[...] Io, quello che voglio ricordare oggi come ieri è stata la popolazione montanara e i civili toscani, dove noi abbiamo operato.
[...] poi qui alle scuole vecchie c’era un capitano della San Marco che collaborava con i tedeschi e allora…, era fetente questo capitano, quando lo andavano a trovare la sorella e la mamma, la notte le faceva stare in prigione. Un daziere di Maranello e un partigiano hanno pensato di farlo fuori. Uno si è nascosto in un fosso, e l’altro faceva finta di fare il contadino, di potare la vite sulla scala.
[...] poi dopo ci fu il 25 di Luglio e così tutta la gente era contenta perché era andato giù il duce e noi ragazzine, perché io ero una ragazzina, anche noi partecipavamo perché un po’ ci stava stretto questo regime.
[...] Il primo attacco che abbiamo fatto, che ho fatto io, con gli altri partigiani che c’erano, è stato al Muraglione di Levizzano, lì a Roteglia dopo Castellarano.
Prima di andare in montagna ero militare, in Jugoslavia, a Gorizia, a Trieste, in Croazia. Venni a casa per ragioni diverse, come si sa dopo l’8 Settembre. I miei vecchi, i miei zii erano antifascisti e comandavano un po’ un gruppo di antifascisti.
[...] L’idea che ci ha mosso in quella fase era unicamente patriottica, cioè il senso della umiliazione nazionale, che altri hanno sentito in modo opposto e li ha portati ad una scelta opposta, noi l’abbiamo sentito nel vedere il disfacimento dell’esercito italiano, l’occupazione molto dura da parte dell’esercito tedesco e quindi la necessità di metterci in condizione di ribellarci contro quest’occupazione [...].
Allora io ero ancora molto giovane, facevo il garzone come casaro a Monte Gibbio.